Gioventù perduta

Copertina di "Gioventù perduta"

La soggettività giovanile e le sue trasformazioni nell'Italia degli anni Cinquanta: un discorso complesso, intrecciato tra esperienze e rappresentazioni, articolato tra tensioni e resistenze, sta al centro dell'indagine di Enrica Capussotti, che si avvale in modo particolarmente originale del cinema dal punto di vista e come strumento per la ricerca.

I film analizzati sono italiani e statunitensi: I vinti di Antonioni che raccoglie ed elabora il panico morale sulla "gioventù perduta" del secondo dopoguerra; I vitelloni di Fellini per la rappresentazione esemplare di una maschilità ancorata ad alcuni stereotipi nazionali; Guendalina di Lattuada che mette in scena una nuova soggettività femminile, sempre più protagonista dello spazio pubblico; e tra i film holliwoodiani, Il selvaggio e Gioventù bruciata. In stretto contatto con il cinema, e cruciale per la nascita di una cultura giovanile, viene considerato l'arrivo del rock'n'roll, che stabilì la musica come linguaggio prediletto dai più giovani.

L'ipotesi di Enrica Capussotti si snoda attraverso lo studio dei testi filmici, della loro ricezione in specifiche porzioni di pubblico, della fruizione cinematografica come pratica sociale. Fondata su questa ricerca, l'autrice avanza l'opinione che collocarsi in quanto giovani donne e giovani uomini negli anni Cinquanta abbia significato introdurre evidenti rotture nei rapporti tra i generi e le generazioni, ancora dominati da una cultura profondamente autoritaria e sessista.