Il testamento di un prestatore senese nella Champagne (1238)

di G. Sanesi
Estratto da "Bullettino Senese di Storia Patria", IV (1897), pp. 115-128

Realizzato da Federico Rubegni durante lo stage presso il Dipartimento di Storia nell'ambito dell'insegnamento di Storia Medievale (ottobre 2004)

Ammalatosi gravemente in Cremona, nell'agosto del 1238, Federico Rimpretto, mercatante senese, volle dettare il suo testamento. Eredi principali delle sue sostanze istituì i poveri di Siena, e con essi lo Spedale di S. Maria; ordinò che si restituisse ogni usura e il mal tolto; fece lasciti alla sorella, alla moglie, e a diverse altre persone, con le quali aveva rapporti o d'amicizia o di parentela; non dimenticò di lasciare qualche legato « annualiter et perpetuo » ad alcuni monasteri della sua città ed una piccola somma da spendersi « in laborerio » del Duomo di Siena; ed infine dispose di voler esser sepolto in Cremona, nel convento delle monache di S. Francesco, alle quali assegnava un donativo, per verità non soverchio, di venti soldi veneziani grossi.   Se la malattia non fu da lui superata, e veramente morì in conseguenza di essa, e fu veramente sepolto nel luogo ch'egli medesimo avea designato, non so. Certo, quand'anche avesse scampata, in quel momento, la morte, nè sopravvisse a lungo nè alterò le disposizioni testamentarie già prese; perché una copia, anzi, due copie del suo testamento, mostrano all'evidenza che questo non fu annullato da altre disposizioni ulteriori; e perché una di esse reca nell'autenticazione del notaro, che la esemplò, la data dell'11 marzo 1241 (stile sen.).   Queste due copie si ritrovano in due strurnentarii dell'Archivio dello Spedale di S. Maria della Scala, qui in Siena, e precisamente nei volumi I e II dei Contratti : entrambe non scevre di scorrezioni, in specie nei nomi proprii, ma senza dubbio per colpa del notaro lombardo che rogò l'atto originale, piuttosto che per difetto dei copisti senesi. Sebbene non presentino vere e proprie divergenze fra loro, e combinino quasi sempre, pur nondimeno offrono in qualche punto alcune diversità; tanto che si rimane talora incerti su quale delle due lezioni far cadere la scelta. Io però mi sono attenuto a pubblicare il testo del I volume. Primieramente, perchè la copia è autenticata, mentre quella dell'altro volume non lo è; in secondo luogo, perchè apparisce più completa, mentre all'altra mancano alcune cose in fine; e sopra tutto, perciò quella ci offre garanzia sicura del tempo in cui fu compilata e ci si mostra quasi antica come l'atto originale trascritto, mentre questa, nel confronto, risulta assai più recente, e deve riportarsi agli ultimi del secolo XIII[ 1 ], molto probabilmente al tempo del rettorato di Orlando da Chiusure, che divenne Rettore dello Spedale nel 1286.

 Il primo documento, giunto a mia cognizione, in cui si faccia ricordo di Federico Rimpretto, è il testamento di Ugolino Quintavalle, che fu in parte pubblicato nelle Addizioni allo Statuto dello Spedale di Siena [ 2 ] . Ugolino Quintavalle, fondatore di uno spedale di S. Angelo a Tressa, dettando, il 24 febbraio 1227, le sue ultime volontà, lasciò erede delle sue sotanze lo spedale di sua fondazione; e sin dal principio, fra le altre cose, prescrisse: « Item do, lego eidem hospitali quingentas libras denariorum, quos Fredericus Rimpretti habet in societate, et idem Fredericus presens et confessus est; et in hac societate est Fredericus et Bolgarinus et Palmerius frater Bolgarini ». Poi, stabiliti numerosi legati (fra cui quello di una sua vigna e di un campo situati a Meleto, nonchè di 300 lire, in favore di Federico) gli sovvenne di un altro credito che aveva presso la medesima società commerciale, ed aggiunse: « Et volo ego Ugolinus, quod vendatur domus mea cum cellario, et de pretio, quod de illis fuerit receptum, cum Mille libris de meis denariis, quos habeo in societate cum Frederigo et aliis sociis suis, scilicet cum Bolgarino et Palmerio fratribus, et cum Lamberto Guardadei, et Ugolino Gentilis Grimaldi, emantur possessiones nomine hospitalis ».

  Da queste parole di Ugolino Quintavalle emergono chiaramenie due fatti: 1.°, che già in quell'anno 1227, data del testamento, Federico Rimpretto esercitava da qualche tempo la mercatura, o, per dire più esattamente, la professione del cambio e del presto in danaro, giacchè queste in effetto erano le sue operazioni mercantili; 2.° che egli era a capo della ricordata compagnia bancaria, poichè il testatore non designa Bulgarino, Palmiero, Lamberto Guardadei, ed Ugolino di Gentile Grimaldi come proprii soci, ma come soci di lui Federico ( quos habeo in societate cum Frederigo et aliis sociis suis ). Ne potremmo trarre l'illazione, che Federico Rimpretto fu il fondatore di una delle più antiche società bancarie, che sorgcssero in Siena e in italia; e forse potremmo anche supporre, che la sua casa si trovasse in relazioni intime di interessi con la compagnia detta dei Buonsignori, divenuta poi famosissima, e le cui origini si vogliono far risalire al 1209. Ma su questo punto mi manca ogni elemento per pronunziare un'opinione probabile.

Ugolino Quintavalle prescelse, inoltre, Federico Rimpretto a suo esecutore testamentario, unitamente ad Ugo preposto senese. Però, avvenuta la morte d'Ugolino, la vedova di lui, Teodora, trovo modo di elevare gravi lagnanze, perchè, a detta sua, non era stata eseguita in ogni parte la volontà del defunto. Federico Rimpretto si oppose alle richieste di lei. E la controversia andò a finire davanti al vescovo Bonfiglio ed al medesimo Ugo preposto senese, i quali, richiestine dalle due parti mediante istrumento pubblicato « per manum Latini notarii », emisero la loro sentenza il 10 gennaio 1229 (st. sen.).

  Anche di questo lodo arbitrale ci è rimasta memoria, per la copia tramandataci dal citato volume II. di Contratti [ 3 ] . Noi non possiamo che gettarvi un rapido sguardo. — Teodora sosteneva principalmente, che Federico dovesse erogare in possessi e consegnarli a lei, nella sua qualità di rettrice dello spedale di S. Angelo a Tressa, quelle 1000 lire che Ugolino nel suo testamento aveva dichiarato di possedere nella società col Rimpretto e di destinare a quello scopo; di più, pretendeva altre 500 lire e la vigna, che lo stesso Ugolino aveva lasciata all'amico, basandosi su le disposizioni testamentarie del defunto. Federico « ex adverso respondebat et inficiebatur », che Ugolino, un anno dopo aver tatto testamento, aveva acquistato da Ildibrandino Salvani e da sua moglie un podere e possesso pel prezzo di 2260 lire; che di questo podere, non appena infermatosi prima di morire, avea disposto in un codicillo dover pervenire allo spedale; che perciò egli aveva in vita adempiuto alla disposizione del testamento, relativa alle mille libbre di denari; e che quindi lo spedale non poteva nè doveva « de iure » richiedere e avere i detti denari. Osservava anche che il testamento d'Ugolino imponeva la restituzione delle usure, incaricandone lui Federico; e quindi diceva che bisognava soddisfare a queste « primo quam legatariis ». E per far ciò, gli era necessario di ritenere i beni e il denaro di Ugolino, non sentendosi niente affatto obbligato a ricercare e raccogliere i molti debiti che avevano verso lo stesso Ugolino « tam clerici quam laici, in diversis et longinquis partibus et provintiis commorantes »; tanto più poi, che alcuni di essi avevano già negato il proprio debito « et reddere recusabant ».

  Le argomentazioni di Federico appariscono, così a primo aspetto, cavillose anzichè no. E a questo modo infatti pensarono gli arbitri; i quali, per prima cosa, sentenziarono che Federico, nel termine di tre anni, si desse cura di ritirare « a debitoribus undecumque » e a tutto suo rischio e pericolo ( suo periculo et expensis ) la somma di 1500 lire, quante erano quelle che Ugolino Quintavalle aveva tenuto a credito nella sua società commerciale; consegnandone 500 direttamente allo Spedale di S. Angelo, e 1000 ai proprietari di quei fondi, che lo Spedale avrebbe acquistato fino alla detta somma. Stabilirono tuttavia, che Federico si prosciogliesse dall'obbligo del pagamento delle 1000 lire, quando, nel termine di tre anni, fossero presentate prove sicure che Ugolino Quintavalle con l'acquistare il podere d'Ildibrandino Salvani avesse voluto distruggere la precedente disposizione del suo testamento; e quanto alle altre 500 lire, in realtà le ridussero a 250, riconoscendo che Federico Rimpretto aveva dovuto spendere un'ugual somma dopo la morte d'Ugolino « pro expensis funeris et septime, et aliis expensis factis in die sepulture eius et in vigiliis, et obsequiis, et in porco, et in benda et in velo domine Tedore »[ 4 ] , dispensandolo perciò dal rifondere questi denari nello Spedale. Infine (per non soffermarci ad altre particolarità del lodo), decisero che Federico possedesse legittimamente la vigna contestatagli; ed imposero a Teodora ed allo Spedale, sotto minaccia di perdere le 1000 lire, che concedessero a lui ampia sicurtà e remissione, facendo confermare dal Papa e questa e il loro lodo.

  Immediatamente dopo, « in sala domini Episcopi », alla presenza e col consenso dello stesso vescovo Bonfiglio, Federico Rimpretto sborsò 250 lire, e Teodora gliene rilasciò la quietanza[ 5 ] . Ma le 1000 lire, che avevano dato la principale occasione alla lite, dubito molto che non fossero mai consegnate. Non solo, perchè nell' istrumentario dello Spedale, così accuratamente compilato, non si trova traccia alcuna a questo riguardo; ma anche perchè ci è motivo di credere che Federico, su questo punto, non si attenesse scrupolosamente allo decisioni degli arbitri, facendosi forte di un documento, che a lui e al suo socio Bolgarino avean rilasciato Ildibrandino Salvani e Castellana sua moglie. Infatti Ildibrandino e Castellana avevano fatto stendere da Bonagrazia giudice e notaro, fin dal 16 maggio 1229 (adunque pochi mesi prima che Bonfiglio pronunziasse il suo lodo), un atto, col quale dichiaravano di avere già venduto ad Ugolino Quintavalle certe loro possessioni alla Tressa, pel prezzo di 2260 lire, ma di aver ricevuto questo prezzo da Bolgarino del fu Ildibrandino Bolgarini e da Federico Rimpretti; e perciò trasferivano in loro due « omne ius et actionem... contra heredes Ugolini Quintavallis et in bonis quondam ipsius »[ 6 ] .

  Altro non so aggiungere intorno alla persona di questo prestatore senese, che, sentendosi sfuggire la vita, nel 1238 fece il suo testamento in Cremona. Il genere delle speculazioni alle quali si era dedicato, le località nelle quali preferibilmente esercitò il suo commercio, e qualche altra circostanza che lo riguardi, risultano dal testamento stesso. Torniamo, dunque a quel punto di dove abbiamo prese le mosse, e fermiamoci a considerare le ultime disposizioni della sua volontà, il più brevemente che ci sarà possibile.

 Il testamento di Federico Rimpretto si compone di due parti ben distinte, e di varia natura: l'una non offre che un interesse limitato e comunale, circoscritto a cose e persone di Siena; l'altra ha un interesse molto più vasto e generale, riconnettendosi con la storia del commercio italiano in Occidente e con le fiere di Sciampagna.

 Ben a ragione osservò lo Zdekauer, che «il carattere particolare degli affari, trattati a preferenza dai Senesi alle Fiere di Francia, risultò ad evidenza dalle Lettere volgari del secolo XIII , pubblicate da Cesare Paoli ed Enea Piccolomini»[ 7 ] . Ma ancor meglio risulta da questo testamento, che ora pubblichiamo; e la data di esso, anteriore a quella delle lettere, conferisce alla mercatura senese in Francia l'onore incontrastabile di una più antica attività.

  Federico Rimpretto non parla che di restituire « usure et male ablala »; e (si noti!) non tanto « pro remedio anime sue » quanto di tutti coloro che gli avean reso possibile il suo commercio del danaro ( omnium illorum hominum qui deberent habere dictas usuras et male ablata ). Le persone che specificatamente ricorda per questa restituzione di usure, son tutte Francesi: il che ci fa credere avere egli, almeno negli ultimi tempi della sua vita, tenuto banco quasi esclusivamente in Francia. E rammenta l'abate di Flavayni [ 8 ] , il vescovo di Toul ( Tolli ), il conte di Champagne ( de Campagna ), il conte[ 9 ] di Provins ( de Pruyno ), il Comune di Bar-sur-Aube ( Bari ), l'abate e il comune di Lagny ( Ligiuni ).

  Ma ecco sorgere un quesito: Federico Rimpretto aveva direttamente prestato i suoi denari alle persone e ai Comuni surricordati, oppure con le parole del suo testamento intendeva soltanto di delegare costoro alla restituzione delle usure verso gli interessati? Sebbene la mia opinione non si trovi in perfetto accordo con quella di un egregio uomo molto più competente di me in siffatte materie, col quale ebbi a parlare di tale quesito, io ritengo vera la prima, piuttostochè la seconda, parte della domanda; e credo precisamente che il conte di Champagne, il vescovo di Toul l'abate di Lagny, e gli altri rammentati, avesser fatto ricorso a Federico Rimpretto per riceverne denari ad usura. Mi inducono in questa opinione diversi motivi. Innanzi tutto, il testamento di Federico dispone in termini generali perchè « omnes usure et male ablata, omnibus modis et in omni parte... debeant reddi, et hoc in dispositione dominorum Caçacontis hospitalis sancte Marie Senne et Ugonis Archidiaconi dicte terre ». Per conseguenza, i designati a ricercare e restituire le usure sono Cacciaconte, rettore dello spedale, ed Ugo arcidiacono; ed è soltanto per facilotare l'opera della loro ricerca e restituzione, che Federico, subito dopo, indica specificatamente coloro, ai quali aveva imprestato somme maggiori, e gli avean corrisposto maggiori interessi. Di più, la formula che nel testamento è adoprata a proposito dell'abate di Flavayni , pare che debba proprio applicarsi anche alle persone successivamente rammentate; e questa formula non fa cadere alcun dubbio circa il prestito da Federico fatto direttamente all'abate ( quod usure, quas ei dedit Abbas Flavayni, debeant ei reddi ). Ed inoltre, se in tempi posteriori a quelli in cui viveva Federico Rimpretto, e quando il traffico della moneta si era molto più esteso e generalizzato, troviamo i re d'Inghilterra, d'Ungheria, di Francia rivolgersi a banchieri italiani per ottenere danaro in presta; quale meraviglia che nella prima metà del secolo XIII si rivolgessero ugualmente a banchieri italiani, che tanto più allora avevano il monopolio di tale traffico, i signori feudali e gli abati e i comuni della Sciampagna? La casa bancaria di Federico Rimpretto faceva, dunque, affari con personaggi d'alta importanza: segno palese, anche questo, di non breve vita e di non piccola potenizialità commerciale. E ci sarebbe quasi da ritenere (come, fra le linee, ritiene il Mengozzi) che il primato delle speculazioni in danaro spetti, in Italia, ai Senesi, e che i Caorsini «mentovati da Dante nel canto IX dell'Inferno» fosser davvero, a quel modo che il Blaize si studia di dimostrare, non di Sens ma di Siena[ 10 ] .

 Per quel che riguarda particolarmente Siena, il testamento che qui pubblichiamo offre qualche altro lato di speciale interesse. Ci porge menzione di varii personaggi senesi, fra i quali Ranieri e Reggitore Folcacchieri[ 11 ] ; ci ricorda, come abbiamo già notato, diversi conventi e la costruzione incominciata della nuova cattedrale; e con la designazione di due torri, delle quali Federico Rinipretto aveva in parte il possesso, ci fa indirettamente conoscere una riforma introdottasi nel diritto statutario senese.

  Queste due torri, che sono quella « de Gollis » e l'altra « que dicitur de Guidone Rubeo », egli lascia alla sorella Emilia per la nona e per l'ottava parte; avvertendo però che essa non possa venderle, o impegnarle, nè darle in enfiteusi, nè in alcun modo infeudarle, perchè altrimenti intende che passino in possesso dello Spedale. Ora, dal Constituto senese del 1262, edito dallo Zdekauer[ 12 ] , chiaramente apparisce che di regola le donne non potevan succedere « in turri vel casaturri, nec in palatio connexo con turri » (dist. II, rubr. XXXVIII); solamente se, in occasione delle sue nozze, una donna non fosse dotata dai suoi consanguinei più prossimi, « tunc dicta mulier libere in dictis rebus succedat ». — E qui non è davvero il caso di dubitare intorno alla conoscenza che Federico Rimpretto dovea aver delle leggi regolatrici del suo Comune, per cercar di spiegarci la contradizione fra il disposto del Constituto e quello del suo testamento. La contradizione non è che apparente. Senza dubbio, nell'intervallo di tempo fra il 1238 e il 1262, furono riformate in Siena, con altre leggi, anche quelle che regolavano la successione ereditaria.

Siena

G IUSEPPE SANESI .

(A RCH . DELLO S PEDALE DI S IENA , Contratti , v. I, c. 19-20)[ 13 ] .

 Anno dominice incarnationis Millesimo ducentesimo trigesimo octavo, Indictione undecima, die quinto exeunte Augusti. In Cremona, presentia dominorum Açerbi de l'Isola et Guilielmi et Paschali de Marçalengo et Mantuani de Ribaldis[ 14 ] et Taynoni de Luchixio et fratris Jacobi et fratris Egidii de ordine fratrum minorum specialiter ad hoc vocatorum et rogatorum testium ab infrascripto Fedrico testatore. Qui Fredricus Rimprettus de Senna volens facere et ordinare testamentum per nuncupationem secundum (?) per nuncupationem testari.

  In primis dixit et voluit et instituit sibi heredes pauperes omnes Senne.

  Item dixit et voluit iussit ut omnes usure et male ablata omnibus modis et in omni parte que haberet per se vel per fratres vel per patrem eius debeant reddi, et hoc in dispositione dominorum Caçacontis hospitalis sancte Marie Senne[ 15 ] et Ugonis Archidiaconi dicte terre[ 16 ] .

  Item dixit et voluit et iussit quod usure quas ei dedit Abbas Flavayni debeant ei reddi, et dixit quod credit quod dicte usure sint usque ad quantitatem ducentarum librarum de prevedhexinis France; et si adessent plus vel minus debeant ei reddi, et hoc debeat videri et examinari per librum Ugolini Gentilis[ 17 ] societatis, qui est eius socius.

  Item dixit et voluit et iussit quod omnes usure sint reddite Episcopo Tolli; et credit quod sit sua pars quinquaginta libr. de prevedhexinis, salvo plure vel minus.

  Item dixit et voluit et iussit ut omnes usure sint reddite Comiti de Campagna, et credit quod sint pro sua parte quinque centum libr. de prevedhexinis pro sua parte salvo plure vel minus, facta ratione per librum predicti Ugolini Gentìlis.

  Item dixit et voltuit et iussit quod omnes usure et male ablata quas habet a comite[ 18 ] de Pruyno debeant ei reddi, et credit quod sint Centuin libr. de prevedhexinis, salvo plure vel minus, facta ratione per dictum librum dicti Ugolini.

  Item dixit et voluit et iussit ut omnes usure et male ablata quas haberet a comuni Bari sint dicto comuni reddite quas credit esse viginti quinque lib. de prevedhexinis et facta ratione per librum iamdicti Ugolini.

  Item dixit et voluit et iussit ut omnes usure et male ablata quas haberet ab Abate Ligiuni sint ei reddite; et credit quod sint Centum lib. salvo plure vel minus, et facta ratione per librum dicti Ugolini.

  Item dixit et voluit et iussit quod omnes usure et male ablata sint reddito a comune Ligiuni, et credit quod sint pro sua parte quinquaginta lib. de prevedhexinis, facta ratione per librum dicti Ugohni. Et omnes predicti prevedhexini sunt prevedhexini grossi de França.

  Item dixit et voluit et iussit ut omnes usure et male ablata debeant reddi Inghilberto Arnuldo quas credit esse viginti lib. de sennixis[ 19 ] , et salva ratione pluris vel minus.

  Item dixit et voluit et iussit, quod de illis Centum libr quas ei dare debet Ugolinus Gentilis quod debeat ei remitti et relaxari triginta duas libr. de seunixis.

  Item dixit et voluit et legavit domine Ymie sorori sue domum suam in qua habitat dictus testator, cui domui cohret ab una parte via, et ab alia parte strata romea, et ab altera parte Raynierius Folcherius, et filii Regitorii, et ab alia dicta via.

  Item dixit et voluit et legavit predicte domino Ymie[ 20 ] sorori sue Çillerium suum cum totis suis pertnentiis, cui çillerio cohret ab una parte Jacomus filius Bençevenni[ 21 ] , et ab aliis tribus partibus via.

  Item dixit et voluit et iussit et legavit pauperibus hospitalis sancte Marie Senne et dicto hospitali totum podere de Camixano et domum et terras et vineam et boscum et prata, et totum id quod pro eo habetur et tenetur ibi; cui cohret ab una parte via et ab alia parte Bonaccoltus filius Orlandi; et ab altera parte dominus Rayrius Ugonis Ruçerii[ 22 ] ; ab alia parte a pede fossatum.

  Item dixit et voluit et legavit predictis pauporibus et hospitali vineam suam de Monestereo[ 23 ] salvo quod dictus hospitalis debeat dare sororibus monesterii sancte Petronille omni anno annualiter et perpetuo duo Modia vini, et fratribus prodicatoribus duo modia vini similiter, et fratribus minoribus de Senna similiter duo modia vini de ipsa vinea; cui vinee cohret ab una parte Paganellus et Divalorus filii de Forzore de Abreo[ 24 ] , et ab alia parte a capite trivellus, et ab alla parte a pede via.

  Item dixit et voluit et iussit et legavit domino Archidiacono campum qui est et tenet cum predicta vinea.

  Itein dixit et voluit et legavit domine Ymie sorori sue, suam partem turris que vocatur de Gollis[ 25 ] scilicet nonam partem cum plateis et domibus ei pertinentibus.

  Item dixit et voluit et legavit Raynerio Altuysio[ 26 ] vineam suam de Melleto; cui cohret vinee ab una parte dictus Raynerius et ab omnibus aliis partibus via.

  Item dixit et voluit et legavit domine Yeme uxori sue ultra illas trecentum viginti quinque libras quas habuit de ea pro dote et ratione sua tantum quod compleatur usque ad quantitatem quinque centum libr., et omnes drapos quos utitur in lectulo et extra lectulum, et omnia viria[ 27 ] et scharlata.

  Item dixit et voluit et legavit Herrighero et Magiscolo suam partem turris que dicitur de Guidone Rubeo[ 28 ] , scilicet octavam partem.

  Item dixit et voluit et legavit Raynaldo Raynerio quinquaginta libr.

  Item dixit et voluit et legavit Raynerio servienti suo ultra illas quattuordecim libr. quas ei dare debet tantum quod habeat viginti quinque libr.

  Item dixit et voluit et legavit dominabus sancte Petronelle omnes villanos et frumentum et terras et vineam et buscum et Prata de Opino[ 29 ] et totum id quo pro eo habetur et tenetur ibi, et totum id quod ei reddebantur; et est frumentum quod ei redditur per dictos villanos circa duodecim modia annuatim; et de ipso frumento debeat vestiri Pellegrina neptis sua, et domina Maria aba[ti]tissa. Et par sororum[ 30 ] de predictis rebus et predictis sociis reddi et restaurari de denariis qui sunt in societate in arbitrio bonorum virorum.

  Item dixit et voluit et iussit et legavit quod totum superfluum de denariis suis, quos credit esse usque ad quantitatem Quinque Milia libr. debeant dari et poni in terram et in podere; et fruges dictarum rerum[ 31 ] et poderorum debeant venire in hospitali predicto et in ministro et in eius successoribus. Et dictus minister debeat subtiliter inquirere et reddere omnes usuras quas inveniretur ipse reddere debere. Et totum superfluum senper et perpetuo debeat permanere pauperibus dicti hospitalis. Et totum hoc dixit et voluit quod debeat esse pro remedio anime sue, et omnium illorum hominum qui deberent habere dictas usuras et male ablata.

  Item dixit et voluit et iussit et legavit sororibus sancti Franceschi Cremone viginti sol. de venetianis grossis; et ibi vult iacere.

  Item dixit et voluit et iussit et fregit alia omnia testamenta hinc retro facta per eum.

  Item dixit et voluit quod debeat reddi domino Conrado de Cereto[ 32 ] viginti sex libr. quas habuit eo pro usura.

  Item dixit et voluit et iussit quod predicta Ymia soror sua non possit dictam domum et turrim vendere vel impegnare neque in fiteosin dare nec infeudare nec aliquo modo vel ingenio obligare neque alienare. Quod si contra fecerit et ita non attenderit quod amittat ius suum et dicta domus et turris revertatur et venieat in hospitale Sancte Marie Senne.

  Item dixit et voluit et iussit si hoc suum testamentum non valeret iuri testamenti quod valeat iure codicillorum vel alterius cuiuslibet ultime voluntatis. Item retinuit in se potestatem addendi et diminuendi et mutandi et fragendi et corigendi hoc suum testamentum.

  Item dixit et voluit et iussit quod hoc suum testamentum debeat tenere et habere dominus Coradus de Cerreto[ 33 ] .

  Ego Petrus bonus patella de Garla sacri palatii Notarius, interfui, et vice et rogatu istins Fredrici hoc testamentum scripsi, et me subscripsi...

  (S.N.) Ego Jacobus notarius totum quod supra legitur in authentico instrumento a Petro bono patella de garla notario scriptum inveni confecto, et vidi et legi et sumpsi inde et in hac presenti pagina scripsi et fideliter exemplavi nichil addens vel diminuens seu pretermittens preter ipsius notarii signum, et ad maiorem fidem faciendam his meum signurn apposui. In anno Domini Millesimo Ducentesimo XLI. Indict. XV. die V. Idus Martii.

1 Ciò si desume non soltanto da un esame esterno paleografico, ma anche dall'esame interno del codice; il quale, scritto tutto, come sembra, da una stessa mano, contiene copia di documenti che Portano la data del 1285.

2 Statuti Senesi scritti in volgare ne' secoli XIII e XIV . Bologna, Romagnoli, 1877; vol. III, p. 148, in nota. — Il detto testamento si trova in copia anche nel cit. vol. II di Contratti a c. 72; e sarebbe interessante che venisse pubblicato nella sua interezza. Io mi son servito di questa copia per tutto ciò che non si trova nella pubblicazione fatta dal Banchi.

3 A carte 72 t. 73.

4 È questa una notiziola interessante i costumi funerarii dei Senesi nel dugento; a proposito dei quali, ved. la conferenza dello Z DEKAUER , La vita privata dei Senesi nel Dugento, p. 67, e specialm. il documento in appendice (Siena, tip. Lazzeri, 1896).

5 Copia nel cit. vol. II di Contratti , c. 74 t.

6 Contratti , v. II, c. 74.

7 Documenti senesi riguardanti le fiere di Champagne , p.4 (Siena, tip. Nava, 1895). — Colgo qui l'occasione per ringraziare il prof. Zdekauer, nonchè il cav. A. Lisini, delle utili indicazioni datemi per questa mia Nota storica.

8 Non ho saputo stabilire il nome moderno, e vero, di questa località; nè per mezzo di dizionari e atlanti geografici, nè col sussidio del B OURQUELOT , Études sur les foires de Champagne (Institut de. France, Memoires de l'Acad. des Inscript. et Belles-Lettres , sér. II, t. V; Paris, 1865). Ma che sia un paese della Francia, non v'ha dubbio; se non altro, perchè all'abate Flavayni devono essere restituite 200 lire « de prevedhexinis France ».

9 Le due copie del testamento sono qui discordi; chè l'una scrive comite , l'altra comune . Questa differenza potrebbe implicare una questione relativa all'ordinamento della Champagne; ma secondo il B OURQUELOT , vol. I, p. 45, in nota, Provins era amministrata da un visconte, al modo stesso che Bar-sur-Aube. Ci sarebbe dunque da sospettare che abbia errato anche il copista del vol. I de' Contratti quando scrisse « a comuni Bari », e che qui pure dovesse leggersi comite ; tanto più che, il Bourquelot medesimo asserisce che nella Sciampagna «les libertés communales se montrent peu étendues», sopraffatte com'erano dal potere feudale.

10 M ENGOZZI , Il Monte dei Paschi di Siena , v. I, pagg. 9 e 10 (Siena, tip. Lazzeri, 1891).

11 Il testo dice Folcherius , ma evidentemente è sbagliato. Cfr. l'albero genealogico della famiglia Folcacchieri nell'opuscolo di C URZIO M AZZI , Folcacchiero Folcacchieri (Firenze, 1878; per nozze Banchi-Brini).

12 Milano, Hoepli, 1897.

13 In nota indicherò alcune delle varianti più notevoli, che si leggono nella copia del volume II.

14 Nel vol. II, Riboldis .

15 Cacciaconte di Beringario, rettore dello Spedale di Siena, pel quale ved. il libro cit. del Banchi.

16 Si tratta evidentemente di quel medesimo Ugo che era stato con Federico Rimpretto esecutore testamentario di Ugolino Quintavalle, ed arbitro col vescovo Bonfiglio nella questione tra Federico e Teodora.

17 È senza dubbio quello stesso ricordato nel testamento di Ugolino Quintavalle; e probabilmente forma una stessa persona con Ugulino Gentili rammentato a pag. 37 dei Ricordi d'una famiglia senese (in «Arch. Stor. It.» s. I, append., n. 20).

18 Nel vol. II, comune .

19 Ambedue i testi hanno indubbiamente seunixis ; ma non sappiamo che razza di moneta fosse. Certo, il notaro volle scrivere denariis senensis (sic), come più sotto scrisse, un po' meno scorrettamente, senixis .

20 È rammentata col nome di Imilia Rimpretti anche nel testamento di Ugolino Quintavalle, che le lasciò un piccolo legato.

21 Dev'essere quell'lacopo di Bencivenne, che fu eletto, rettore dello Spedale nel 1265.

22 Rayrius deve stare per Rainerius; che era evidentemente uno della famiglia Ugurgieri.

23 Località che porta anch'oggi questo nome, poco distante da Siena.

24 Son tre personaggi non affatto ignoti nella storia senese. Ved. il Constituto del 1262 edito da Z DEKAUER , pag. 337, dist. III, rubr. 201.

25 La torre dei Golli o Gollucci sorgeva presso la Costarella. Ved. P ECCI , Delle torri tanto esistenti in Siena che demolite (in Miscell. stor. sen. V. II, febbr. 1894).

26 Anche questa volta non fu scritto bene il nome; chè certamente questo Raynerio Altuysio è quel Ranerio Altonesi , cui Ugolino Quintavalle nel suo testamento lasciò 150 lire.

27 Viria , i vai, le pelli, come scharlata , i drappi.

28 La torre di Guido Rosso doveva esser quella che, in parte diroccata, sorge anch' oggi sopra l'Arco dei Rossi.

29 Uopini, fuori di Porta Camollia.

30 Nel vol. II, invece di sororum è scritto sotiorum . Ma il senso del periodo torna ugualmente male.

31 Meglio nel vol. II, terram .

32 Uno della famiglia Cerretani.

33 Nel vol. II manca tutto questo passo.