Trame nello spazio - Quaderni di geografia storica e quantitativa N.1

L'idea di pubblicare (rendere pubblici, di pubblico dominio) alcuni primi risultati di lavori in corso presso un piccolo Laboratorio che a fatica comincia ad avere una propria identità negli interstizi di una Facoltà di Lettere, può apparire banale e scontata, per un verso, o anche anacronistica, nell'era del web. Credo invece che sia l'occasione per riflettere su un tema che attraversa, a volte solo marginalmente, le attività che a Siena vengono promosse nei campi della storia e dell'archeologia medievale: il tema dello spazio. Il Laboratorio di geografia è nato da pochi anni (il primo computer, un MacIntosh G3, è stato acquistato solo nel 1998) e vive di riflesso rispetto alla ricca e consolidata attività dei vicini archeologi medievali, che grazie all'instancabile energia di Riccardo Francovich occupano ormai quasi tutti gli spazi disponibili al piano terreno del convento dei Servi, dove un po' alla volta i cocci lasciano il posto ai computer e alle periferiche: e dove l'ambiente somiglia sempre di più all'officina dei Nibelunghi nell'Oro del Reno. Noi abbiamo il vantaggio, nell'unica stanza che occupiamo al piano di sopra, di godere di una delle più belle vedute della città: lo spazio è là, subito fuori della grande finestra …

Coloro che lavorano al piano di sopra, e cioè i collaboratori di questo primo Quaderno, non hanno una figura professionale definibile come "geografi": mi piacerebbe chiamarli (chiamarci) "archeo-geografi", un termine che rimanda subito all'interesse per quella disciplina ancora tutta da inventare che è l'archeologia del paesaggio. I progetti di ricerca (locali e nazionali) che hanno consentito di attrezzare e far vivere il Laboratorio hanno per comune denominatore il tema dei paesaggi storici, che è stato affrontato con metodologie innovative grazie alle tecnologie informatiche. Strumenti nuovi impongono di cambiare sostanzialmente anche il modo di affrontare la raccolta e la combinazione dei dati: se finora abbiamo dato la precedenza alla pratica della ricerca, adesso è il momento di riflettere sui presupposti teorici e di fare un bilancio del lavoro fatto. A questo serve il Quaderno, anche nella tradizionale veste cartacea: o proprio perché si presenta in questa veste.

È dalla pratica della ricerca, che non segue necessariamente un piano prestabilito ma deve fare i conti con le occasioni che si presentano e con le opportunità di finanziamento, che nasce l'accostamento fra geografia storica e analisi quantitativa: un accostamento perlomeno insolito, che però si giustifica se si considerano non tanto i temi (che saranno presentati in questo Quaderno) quanto i metodi seguiti nell'affrontarli. Un inventario di cartografia del XVII-XVIII secolo, una volta pensato come data base su cui costruire un nuovo tipo di accesso alle fonti geo-iconografiche, impone di ordinare la descrizione di ogni singolo documento secondo parametri logici e insieme filologici. A queste condizioni si possono immaginare interrogazioni - e quindi risposte - che non erano pensabili sulla base di schede tradizionali. L'obiettivo finale, tanto ambizioso quanto frustrato da ripetuti insuccessi in fatto di acquisizione di fondi, sarà quello di raggiungere la completezza dell'inventario, almeno per alcune parti del territorio senese, e a questo punto di cominciare a ragionare in termini di analisi quantitativa. Disporre le fonti su base topografica consente di immaginare un sistema interattivo fra luoghi e contenuti descrittivi: un GIS delle fonti geo-iconografiche, al quale si possa accedere per diversi percorsi, topografici, cronologici, tematici, o per autore, per toponimo, per scala di rappresentazione.

La ricerca sui documenti cartografici è stata fin dall'inizio al centro dei progetti del Laboratorio, sia per interessi specifici di alcuni dei ricercatori (di provenienza geografica: Anna Guarducci, Giovanna Tramacere), sia per i contatti con altri gruppi di ricerca come quello di Firenze (intorno a Leonardo Rombai) e quello di Genova (intorno a Massimo Quaini), che in questo campo svolgono da anni un lavoro pionieristico. Il caso senese, quanto a fonti di cartografia storica, si è rivelato di grande interesse per la mole di documenti presenti presso l'Archivio di Stato, una miniera in gran parte ancora da scoprire: come si vedrà più avanti in questo Quaderno.

Altri "lavori in corso" derivano dalle ricerche che si svolgono al piano di sotto presso il "Progetto Archeologia dei Paesaggi Medievali": così la schedatura del Dizionario di Emanuele Repetti, curata da Vincenza La Carrubba, le applicazioni delle fonti remote sensing e aerofotografiche di cui si occupa Stefano Campana.

Il lavoro sul Catasto Leopoldino, con la ricostruzione in ambito GIS del reticolo particellare di un intero comune (Murlo) e dei relativi contenuti informativi, è nato da una ricerca congiunta archeo-geografica, nell'ambito di un progetto nazionale sulle applicazioni dell'informatica alla ricerca archeologica, al quale abbiamo contribuito focalizzando l'attenzione sulle "fonti cartografiche per l'archeologia dei paesaggi storici". Il progetto è stato anche l'occasione per coinvolgere i colleghi di Scienze della Terra e di Biologia Ambientale, oltre che per stabilire un rapporto di collaborazione con il Servizio Informativo Territoriale della Provincia di Siena. Dopo aver messo a punto una metodologia per la trascrizione informatica del catasto ottocentesco, il caso di Murlo è stato trattato anche dal punto di vista del confronto diacronico con l'assetto paesistico attuale: un'operazione che non fa parte delle consuete applicazioni GIS, ma entra già nel campo dell'analisi spaziale, o almeno del trattamento quantitativo del dato storico-geografico. È il campo che viene introdotto in questo Quaderno dal contributo di Giancarlo Macchi, che è già stato oggetto di esposizione in sede didattica (modulo di Analisi Spaziale) e si presenta nella forma di una dispensa, destinata a ulteriori approfondimenti. Senza questo contributo il Quaderno sarebbe stato soltanto una rassegna di lavori in corso, il cui motivo comune sarebbe solo quello di svolgersi nello stesso ambiente e spesso sulle stesse macchine. Ma le riflessioni di Macchi impongono di approfondire anche in sede teorica il rapporto fra analisi spaziale e ricerca storico-geografica. Ho proposto per il Quaderno il titolo Trame nello spazio, e a questo punto va giustificata una scelta probabilmente un po' troppo sibillina. Avevo pensato a Trame spaziali, che però poteva richiamare a qualcuno un noto film di Mel Brooks: ma in ogni caso ci tenevo a usare il termine "trame", che in una recente traduzione di un fondamentale saggio del paleontologo americano Niles Eldredge cerca di rendere in italiano l'intraducibile espressione inglese pattern. Il titolo Patterns of evolution diviene Le trame dell'evoluzione, nella bella edizione italiana curata da Telmo Pievani per Raffaello Cortina Editore. «Eventi storici ripetuti, che accadano nell'ordine dei nano-secondi o in quello dei milioni di anni, accomunati da incredibile similarità sono i pattern - i fenomeni, i dati reali - di tutta la scienza. Sono i pattern che pongono le domande. E forse, controintuitivamente, sono ancora loro che per molti aspetti suggeriscono le risposte - le ipotesi esplicative, le teorie - a quelle domande. La scienza è un modo di vedere il mondo materiale e la percezione dei pattern ne è al cuore» (p. 18).

Così Eldredge, che in questo libro ritorna sui temi centrali del dibattito sulla biologia evolutiva e rivendica la dignità scientifica delle scienze "storiche", come la stessa biologia e la geologia, per spingersi questa volta a sostenere che anche le scienze "esatte" sono in definitiva storiche. Non abbiamo intenzione di avventurarci su questo terreno, né sarebbe questa la sede opportuna per farlo: solo vale la pena di segnalare che la geografia, sia la geografia tout-court che quella storica, si muove in un desolante vuoto epistemologico, rispetto al quale sono proprio i biologi neo-darwiniani a proporre oggi le idee più stimolanti. Fra nano-secondi e milioni di anni, ci accontentiamo di qualche secolo.

Claudio Greppi, marzo 2003